Adrano: altro arresto per il tentato duplice omicidio del 16 maggio scorso

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Un 44enne è stato rinchiuso in carcere ad opera della Polizia su ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Catania. Si tratta di Francesco Restivo. Era ricercato dal 20 maggio scorso ed è stato catturato al culmine di una complessa attività investigativa che ha visto impegnati gli Agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Adrano. Si tratta di un altro indiziato emerso nell’ambito dell’inchiesta che aveva condotto al fermo, il 16 maggio scorso, di quattro persone con l’accusa di tentato duplice omicidio di una donna di 37 anni e del figlio di 19. Bartolo Restivo, 56 anni (fratello dell’arrestato odierno), Carmela Felice, 51 anni (moglie dell’arrestato), Salvatore Restivo, di 24 (figlio dell’arrestato e di Carmela Felice) e Salvatore Restivo, di 31 anni (nipote dell’arrestato). Successivamente, nella serata di lunedì 18 maggio, sempre la Polizia, avevano fermato altre due persone: Salvatore Restivo, di 58 anni (altro fratello dell’arrestato) e Fortunata D’Amico di 63 anni (compagna di quest’ultimo). Il 21 maggio scorso si era costituito Giuseppe Restivo, 32 anni, altro nipote dell’arrestato, colpito da un ordine di custodia cautelare in carcere. Tutte le persone coinvolte nell’indagine fanno parte del cosiddetto gruppo dei “caminanti”. La vicenda era scaturita da una banale lite intercorsa tra le vittime del tentato omicidio e Fortunata D’amico, mamma e nonna delle vittime stesse, nel corso della quale queste ultime avevano osato rivolgersi con un linguaggio poco riguardoso nei confronti della donna. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori e proprio a quel punto che ad intervenire fu Salvatore Restivo, compagno della D’Amico, che in un primo momento prende a bastonate con un manico di scopa la figlia della sua compagna, e poi successivamente organizza una spedizione punitiva per tentare di uccidere lei e suo figlio. Insieme al proprio figlio, ai suoi due fratelli, alla cognata e a due nipoti infatti, si sono recati presso l’abitazione delle vittime tentando di ucciderli con colpi di arma da fuoco ma anche con l’utilizzo di sassi, una stecca da biliardo, un tondino in ferro e un’accetta, lanciati dalla strada all’indirizzo dei due malcapitati, che abitano al primo piano. Sono stati ritrovati, infatti, i segni dell’impatto dei proiettili nel soffitto dell’abitazione e gli strumenti atti ad offendere all’interno dell’abitazione stessa.

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