Biancavilla: 16 arresti per armi e droga

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Sono 16 le persone raggiunte dal provvedimento di arresto, nell’operazione delle forze dell’ordine denominata “Città blindata”, che ha visto in azione Carabinieri e Polizia la notte scorsa a Biancavilla. I destinatari sono: Giuseppe Amoroso (1972), Vito Amoroso (1967), Giovanni Carciotto (1984), Tino Caruso (1978), Gregorio Gangi (1989), Alberto Gravagna (1985), Roberto Licari (1987), Andrea Monteforte (1992), Alfio Ambrogio Monteforte (1969), Alfio Muscia (1978), Vincenzo Panebianco (1990), Riccardo Pelleriti (1995), Placido Ricceri (1986), Carmelo Vercoco (1973), Massimo Merlo (1972) e Marcello Merlo (1960). Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti ed al porto e alla detenzione illegale di armi e tutti ritenuti appartenenti al clan mafioso che controlla i traffici illeciti a Biancavilla. Alcuni di loro si trovavano già in carcere poichè coinvolti in altre operazioni “Onda d’urto” nel 2016 e “Reset” nel 2017 condotte dai Carabinieri. L’operazione odierna costituisce l’esito di tre distinte attività investigative, poi confluite in un’unica richiesta cautelare, condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Catania e della Compagnia di Paternò e dalla Polizia di Stato (Squadra Mobile della Questura di Catania e Commissariato di Adrano) mirate a far fronte ad una escalation di violenza che ha visto come centro del conflitto il comune di Biancavilla e causata dalla smania di comando e predominio territoriale del clan mafioso capeggiato dai fratelli Amoroso e, da ultimo da Monforte Alfio Ambrogio. L’attività investigativa ha avuto inizio a seguito di due gravissimi fatti di sangue verificatisi in rapida successione temporale a Biancavilla. Infatti, il 13 gennaio 2014, il pregiudicato Agatino Bivona è stato ucciso a colpi di pistola da ignoti killer e, due giorni dopo, in maniera analoga fu ucciso il giovanissimo Nicola Gioco, il quale, mentre si trovava a bordo della sua autovettura, era stato raggiunto da alcuni sicari assassinandolo a colpi d’arma da fuoco. Dalle indagini è emerso che Giuseppe Amoroso, dopo la concessione degli arresti domiciliari il 24 marzo 2014 presso l’abitazione dei genitori, ha iniziato a ricevere continuamente la visita dei fedelissimi Carciotto e Gangi, ai quali impartiva, man mano, disposizioni che gli consentissero da una parte di consolidare gli assetti della nuova formazione criminale e dall’altra di pianificare le strategie tese a sancire il definitivo predominio del suo gruppo. Lo stesso, allo scopo di affermare il proprio ruolo egemone a Biancavilla, aveva allacciato rapporti anche con personaggi di rilievo di altre organizzazioni criminali operanti nei comuni limitrofi nei settori che riguardavano il traffico di sostanze stupefacenti, e la vendita di armi. Il 22 luglio 2014, anche Vito Amoroso, fratello di Giuseppe, fu scarcerato e posto ai domiciliari da scontare presso l’abitazione di Biancavilla. I servizi di intercettazione ambientale e telefoniche attivati hanno consentito, sin da subito, di accertare che lo stesso aveva affiancato il fratello Giuseppe nella reggenza del clan, tanto che, quotidianamente, riceveva la visita di molti affiliati, che si premuravano di aggiornarlo sugli sviluppi della situazione criminale. Il rientro a Biancavilla di Vito Amoroso aveva preoccupato non poco gli appartenenti alla famiglia “Maglia”, i quali, avevano deciso di ucciderlo, non riuscendo nell’intento grazie al tempestivo intervento della Polizia di Adrano che il 6 ottobre 2014 ha fermato il gruppo di fuoco prima che portasse a termine l’azione delittuosa. Nel corso dell’attività investigativa svolta, il 23 aprile 2015, sono stati sequestrati anche cento grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, nonché numerose munizioni di fucile calibro 12 e di pistola calibro 7.65 Browning che erano custodite in una casa di campagna sita in contrada Sant’Antonino a Biancavilla e nella disponibilità del clan. Le indagini sul clan mafioso operante a Biancavilla proseguivano poi anche per tutto il 2016 a partire dal tentato omicidio di Giuseppe Amoroso verificatosi a Biancavilla il 10 gennaio 2016. Nel corso di tale attività investigativa i Carabinieri hanno rinvenuto il 9 giugno 2016 hanno rinvenuto un vero e proprio arsenale composto da una mitraglietta calibro 7,65, una pistola marca “Glock”, quattro pistole a tamburo di vario calibro e numerosissime munizioni, tutte armi occultate in un appezzamento di terreno incolto sito in contrada Don Assenzio sempre a Biancavilla. Successivamente il 19 Settembre 2016 il reggente del clan, Giuseppe Amoroso e il fedelissimo Gregorio Gangi sono stati arrestati in flagranza di reato per estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni del titolare del Bar “Le Carillon”. Il 5 Dicembre 2016 a Biancavilla, i Carabinieri della Compagnia di Paternò, nell’ambito dell’operazione denominata “Onda D’urto”, hanno tratto in arresto 12 persone, parte dei quali appartenenti al clan mafioso di Biancavilla, per il delitto di estorsione pluriaggravata anche dal metodo mafioso ai danni dei titolari di una ditta di pompe funebri di Biancavilla. L’attività estorsiva posta in essere dagli indagati aveva avuto inizio nel 2012, ma si era progressivamente aggravata con ulteriori e sempre più intollerabili vessazioni e continue richieste di somme di denaro. Il 7 Aprile 2017, sempre a Biancavilla, i militari della locale Stazione, nell’ambito dell’operazione “Reset” hanno eseguito 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere – emesse dal G.I.P. del Tribunale etneo su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – ritenute responsabili, a vario titolo, di estorsione tentata e consumata, con l’aggravante delle modalità mafiose. A tali articolate e complesse attività di indagine è emerso, grazie alla Squadra Mobile di Catania e del Commissariato di Polizia di Adrano sono state acquisiti nuovi elementi di prova a carico di vari indagati per il delitto di associazione di tipo mafioso e a provare l’appartenenza al clan mafioso anche degli fratelli Massimo Merlo e Marcello Merlo, quest’ultimo ha ricoperto la carica di Sindaco di Biancavilla tra gli anni 1993-1994. Gli arrestati sono stati associati al carcere di Catania-Bicocca, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si terrà nei prossimi giorni.

 

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